A che serve la bioetica?
«È ormai tempo che la bioetica esca dalle stanze chiuse dei dibattiti colti; è tempo per la bioetica da supermercato e da bar, per cittadini esperti che, in sostanza, non hanno bisogno di tutori per decidere della propria vita, perché sanno assumere responsabilità e prendere decisioni da soli».
'Bioetica' è un termine nuovo per indicare questioni complesse, innescate dallo sviluppo di scoperte e conoscenze scientifiche e tecnologiche che riguardano la vita (bios) di ciascuno di noi: aborto, fecondazione assistita, cellule staminali, testamento biologico, eutanasia, diritto alla salute. Ciascun paese affronta in modo diverso i temi bioetici e regolamenta differentemente le pratiche che ne derivano; ciò che è autorizzato e legale in uno Stato può non esserlo in un altro.
Prendendo le mosse da esperienze vissute in prima persona, l'autrice racconta con passione la storia della nascita della procreazione medicalmente assistita in Italia, la lunga gestazione della Legge 40 e il fallimento del referendum contro di essa, cercando di spiegare come nel nostro paese le conoscenze scientifiche e la nioetica siano ostacolate da posizioni che, anziché informazre i cittadini, nascondo e confondono.
Marina Mengarelli, sociologa, si occupa di impatto sociale e comunicazione della scienza e di bioetica.
Per alcuni anni docente a contratto presso la Facoltà di Sociologia dell'Università degli studi di Urbino, è attualmente Presidente dell'Osservatorio Spociale sull'Infertilità (OSI) e membro della Consulta di bioetica e del Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni.
È autrice di numerose pubblicazioni tra le quali ricordiamo Cellule o bambini? Perché la legge sulla procreazione assistita fa discutere e I bambini nel cassetto. Le molte facce della procreazione: uno sgurdo socioculturale sulla fertilità e sull'infertilità.
